Perchè mi candido

La politica non è il mio mondo. I miei anni li ho spesi, da infermiere, nel prendermi cura delle persone. Sono fortemente convinto, però, che la mia formazione possa dare un apporto positivo nel mondo della politica sanitaria partendo dal pensiero condiviso che il paziente e, più in generale, le persone fragili devono muovere ogni decisione in merito.  

Dobbiamo raggiungere insieme due obiettivi: porre il cittadino al centro di tutto il processo di cura e convincere la politica a investire in buona sanità. In particolare: sul personale tecnico, sull’innovazione tecnologica e la ricerca, sull’organizzazione, sul territorio. Il primo passo parte proprio da quest’ultimo aspetto: potenziare e valorizzare i presidi territoriali.

L’infermiere e l’infermiere pediatrico di famiglia, o di quartiere, come mi piace definirli, potrebbero rappresentare un primo importante step per essere più vicini a chi ha bisogno d’assistenza e di cura. Stesso ragionamento vale per il fisioterapista e per l’ostetrica. Bisogna infatti allargare lo sguardo alle competenze e ai problemi di tutte le professioni sanitarie.

Immagino una sanità inclusiva, capace di ascoltare e di ricevere il contributo di idee e soluzioni da parte di tutti i professionisti della salute, delle parti sociali e della società. Solo con una visione d’insieme, con un lavoro di squadra, in cui tutte le professioni e gli attori trovano cittadinanza, la sanità può rispondere al diritto ad un’assistenza equa, accessibile, sicura, universale e solidale. 

Oggi si può fare.